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Il nostro viaggio di impresa come comunità di persone. E l’inizio di eFM engaging people.

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13-Gen-2020

A cavallo del 12 sera e 13 dicembre mattina, a Roma c’è stato un piccolo grande evento che ha unito molti genitori-lavoratori nella sfida di dare il meglio di sé sia ai figli che al proprio lavoro.  
In modo del tutto inatteso c’è stata, a serata inoltrata, la chiusura di tutte le scuole per un allarme meteo per il giorno seguente.  eFM lo ha affrontato facendo leva sul proprio carattere: la volontà di crescere come comunità di persone. Una organizzazione che cerca di accogliere la vita che è fuori e al tempo stesso di essere presente in essa.  Noi lo abbiamo vissuto con grande naturalezza e Francesco Limone ha deciso di raccontarlo su linkedin.  

Quello che non ci aspettavamo era la forte attenzione che avrebbe attirato: ad oggi questo post ha circa 95.000 visualizzazioni e 760 reazioni.  Questa attenzione inaspettata ci ha fatto riconsiderare quanto le persone vogliano vivere una vita in cui gli obiettivi sul lavoro si possano integrare con quelli della vita “al di fuori”. 
L’impegno genitoriale è infatti oggi solo uno fra i diversi ambiti che mette in tensione le persone nelle tante volte che si trovano nella “terra di mezzo”. E’ solo una delle partite che per troppo tempo è stata impostata a somma zero. 


Questo ci ha anche fatto riconsiderare quanto il nostro impegno nel crescere come impresa che è una comunità di persone sia un viaggio importante, significativo, non solo per noi e quindi da condividere. 
Non abbiamo mai proposto ricette alle nostre imprese clienti, crediamo che ciascuna impresa debba scoprire il proprio specifico viaggio.  Possiamo però condividere alcuni dei nostri ingredienti, quelli che ci sembrano non possano mancare. 

 1.     Possiamo essere Persone anche in ufficio 
A volte varchiamo la soglia dell’ufficio e abbiamo l’impressione di non poter portare con noi parte della nostra umanità: le nostre fragilità, preoccupazioni e difficoltà. Siamo genitori che a volte non sanno dove lasciare i figli, siamo figli che non sanno come occuparsi dei propri genitori, o ancora cittadini preoccupati e occupati per la nostra società. 
Per questo nei nostri uffici di Roma abbiamo fatto un piccolo passo: abbiamo disegnato e realizzato un’area “ibrida”, in particolare che permette alle persone di lavorare con i bimbi che giocano vicino. L’angolo ha un tavolino e una piccola lavagna per disegnare, alcuni giochi e grandi cuscini. Abbiamo poi stipulato un’assicurazione adeguata a coprire imprevisti legati a questa “ospitalità speciale”. 
Ma la nostra area “ibrida” lo è in senso ampio. Molte persone di eFM non hanno figli e non di rado questo diventa lo spazio dove intrattenersi con i propri genitori o anche con amici. 

 
( Nella foto: Stefano Santarelli, Ada Grappone e… le figlie di Ada). 

2. Possiamo fidarci delle Persone 
L’elemento essenziale per far funzionare una organizzazione fondata sulla libertà e responsabilità, più che sul comando e controllo, è avere una cultura organizzativa basata sulla fiducia. Se sei sospettoso che i tuoi dipendenti possano “approfittarsene”, non potrai mai vivere a pieno queste potenzialità. Se invece ti fidi delle tue persone perché sai che la gran parte userà questa libertà per contribuire al meglio, si raccoglie valore in tutte le direzioni: valore per le persone, per l’impresa, per la società. 
In eFM il modello organizzativo è molto semplice. Tutte le persone sono organizzate in team che hanno la massima autonomia possibile nell’organizzarsi per il raggiungimento dei risultati condivisi. Questo permette loro di affrontare rapidamente ed efficacemente ogni cambiamento nel contesto.  

 3.     Possiamo contribuire all’impresa fuori dai suoi uffici (a volte anche meglio). 
In eFM abbiamo deciso di garantire alle persone la possibilità di scegliere se venire a lavorare in ufficio o andare in altri luoghi. Nel caso di imprevisti come quello che è stato raccontato, si è sempre ricorso ai permessi orari o ai giorni di ferie e non potere, anche volendo, dare continuità al proprio lavoro.  
Oggi il contratto di lavoro agile permette alle persone più di tutto una maggiore libertà di scelta: si può prendere ancora un permesso o ferie come accadeva prima, oppure lavorare senza venire in ufficio.  
Così oggi non solo la casa ma anche filiali bancarie, bar, officine, gli stessi treni e tanti altri luoghi della città stanno scoprendo una vocazione da workplace. Da questo è nata anche una start-up al nostro interno: MYSPOT

 

(La mappa della piattaforma MYSPOT)

Ovviamente non basta l’organizzazione del lavoro e la forma contrattuale. Se vogliamo dare la possibilità alle persone di poter contribuire all’impresa dovunque siano dobbiamo metterle in connessione e collaborazione anche se si trovano in luoghi fisici differenti. 
Noi a dirla tutta crediamo fortemente nel primato della fisicità. Non a caso il primo spazio che si incontra nella sede di Roma è una “piazza”: luogo di incontro casuale fra le persone. Ed il primo spazio che si incontra nella sede di Milano è un cortile: luogo di sovrapposizione fra ufficio e città. 
Il digitale è però un ottimo nuovo mezzo per mantenerci connessi quando la dimensione fisica non è possibile e le soluzioni sono in continuo divenire.

 

 (Nella foto: il cortile di Milano @Statuto11 e la piazza di Roma @L455 )

Siamo partiti dal racconto di un caso specifico che ha riguardato i nostri colleghi genitori-lavoratori. Ma noi pensiamo che questa tensione positiva si possa sviluppare negli ambiti più diversi. Il nostro essere figli, amici, cittadini… 
 Il 2020 sarà per noi un anno importante. Facciamo 20 anni e da “adulti” abbiamo deciso di prenderci nuove responsabilità.  Anche per questo eFM engaging places avvia una nuova area: eFM engaging people.  Abbiamo chiesto a Luca Solari di prenderne la direzione scientifica e a Francesco Limone la direzione operativa. E siamo orgogliosi che abbiano scelto di unire le loro strade al nostro progetto.  

Vogliamo aiutare altre imprese a crescere come comunità di persone. A scoprire che è difficile ma non impossibile. 


Il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità, o coraggio di fare. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte, solo allora diventa un proposito, cioè qualcosa di infinitamente più grande” Adriano Olivetti. 

Articolo di Daniele Di Fausto  su Linkedin (link).

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